Tolkien



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Dome Karukoski

Tolkien

Scheda:

tolkien_info

© 20th Century Fox

Titolo originale:

Tolkien

Uscita Italia:

12 Settembre 2019

Uscita USA:

2 Luglio 2019

Regia:

Dome Karukoski

Sceneggiatura:

David Gleeson, Stephen Beresford

Genere:

Biografico, Sentimentale, Storico

VOTO: ★5+

Cast:

Trama:

La vicenda biografica dello scrittore e filologo J.R.R. Tolkien, dall’infanzia alla guerra, fino alla stesura del suo primo successo letterario, Lo hobbit.

1916, battaglia della Somme: John Ronald Reuel (Nicholas Hoult), sottotenente britannico, affronta i pericoli della trincea per raggiungere un suo amico di giovinezza. In tale frangente la memoria lo riporta ai primi del Novecento: il giovane John Tolkien (Harry Gilby) vive con la madre Mabel (Laura Donnelly) e il fratello Hilary (James McCallum, Guillermo Bedward) nei sobborghi di Birmingham.

La vita di John, iniziata tempo prima in Sudafrica, è scandita dalle leggende nordiche che la madre gli legge ogni sera e la propria forte passione per le lingue e la narrativa. Dopo la prematura e improvvisa morte di Mabel, i due fratelli vengono affidati alle cure di padre Francis Morgan (Colm Meaney) che li stabilisce nella pensione per orfani della facoltosa signora Faulkner (Pam Ferris). John, dotato di un’intelligenza sopra la media ma insofferente alla disciplina, passa le giornate con i suoi amici Geoffrey, Robert e Christopher (Adam Bregman/Anthony Boyle, Albie Marber/Patrick Gibson, Jack Riley/Tom Glynn-Carney): tutti di buona famiglia, eccetto John, si sono giurati fedeltà reciproca e sognano di cambiare il mondo con l’arte e la poesia.

Crescendo, John si innamora di Edith (Mimi Keen/Lily Collins), una ragazza della sua stessa pensione, pianista appassionata di Wagner ma costretta dalla sua situazione economica.

“Rischiando di essere espulso dalla prestigiosa Oxford, John tenta di iscriversi ai corsi di filologia, avendo inventato un intero sistema linguistico basato sul lessico e le declinazioni norreniche,”

ma lo scoppio della Grande Guerra lo costringe a salutare i compagni di una vita e Edith, cui dichiara il proprio amore dopo un lungo periodo di crisi. Sopravvissuto alla battaglia della Somme, John scopre che dei suoi amici è sopravvissuto solo Christopher. Sposatosi con Edith, da cui ha dei figli, può finalmente dedicarsi alla carriera di scrittore: ispirandosi agli orrori della guerra, alla forte amicizia virile che lo legava ai compagni e alle leggende che lui stesso inventava per Edith, inizia così a scrivere il suo primo capolavoro, Lo Hobbit.

Recensione:

Un film su J. R. R. Tolkien in cui il fatto che si racconti della vita del più celebre scrittore fantasy del secolo scorso è secondario: la trama infatti è più quella di un confuso melodramma storico con spunti sentimentali e biografici, con pochi spunti e una quasi totale assenza di svolte nell’evoluzione dei personaggi.

La sceneggiatura di David Gleeson e Stephen Beresford (Pride, 2014) sembra alle volte puntare sui parallelismi fra vita e contenuto delle opere di Tolkien, con risultati solo parziali: se le visioni di draghi e cavalieri in guerra, idea potenzialmente buona, restano solo accennate, l’amicizia con i compagni di scuola ha il sapore di situazioni già viste e la storia d’amore con Edith, oltre che sconclusionata nei tempi e nei passaggi, risulta senza conflitto narrativo e priva di un vero collegamento con il senso generale del film. L’amore per la filologia e l’invenzione della lingua elfica, pure, viene solo accennato con superficialità.

“La banalità di alcune sequenze è tale da far pensare che, nel descrive l’infanzia di Tolkien, i realizzatori abbiano voluto condensare Oliver Twist, L’attimo fuggente e I ragazzi della via Paal (solo con personaggi dell’alta borghesia inglese).”

La regia di Dome Karukoski (Tom of Finland, 2017), appena accademica, presenta alcuni grossolani errori a livello di montaggio e gestisce i numerosi flashback senza chiarezza, rendendo ancora più piatta una vicenda per cui proprio con le numerose prolessi sembrerebbero fatte ad hoc per coprire l’inconsistenza dei contenuti. A salvarsi, ma dovrebbe essere il minimo richiesto per un film storico con innesti onirici, è la fotografia di Lasse Frank Johannessen (The hour of the linx, 2013; La figlia della sciamana, 2015).

Le interpretazioni, come conseguenza di una storia che non decolla, risultano anonime e piatte. D’altra parte gli archi narrativi dei singoli personaggi sono immobili e senza sviluppo: il giovane Tolkien sembra conoscere le lingue nordiche quasi per dote innata, il fratello compare in principio per poi non essere più sviluppato, gli amici sono ora adolescenti ora adulti senza soluzione di continuità (e senza soluzioni adeguate a livello di make-up).

Musiche, scenografie e aspetti tecnici sono appena sufficienti, a livello di uno sceneggiato televisivo. Perché Tolkien sembra esattamente questo: un film sentimentale per la televisione, capace di scontentare sia gli estimatori dello scrittore, che di Tolkien troveranno ben poco, sia gli spettatori comuni, disarmati dalla banalità della storia. Un’occasione sprecata, di cui si intravedono alcuni spunti che avrebbero meritato approfondimento.

Pro:

  • La fotografia, che nobilita l’ambientazione storica.
  • Alcuni parallelismi fra vita e opera di Tolkien, purtroppo poco sviluppati.

Contro:

  • La sostanziale inconsistenza della trama e delle psicologie.
  • Una regia anonima quando non sbagliata.
  • L’aspetto generale da sceneggiato televisivo incerto e confuso.

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