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Toy Story 4

Toy Story 4

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Scheda:

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© Walt Disney Pictures

Titolo originale: Toy Story 4
Uscita Italia: 26 giugno 2019
Uscita USA: 21 giugno 2019
Regia: Josh Cooley
Sceneggiatura: Stephany Folsom, Andrew Stanton
Genere: Animazione, Avventura, Commedia

Voto: ★6.5

Cast:

Trama:

La routine di Woody, Buzz e i loro amici viene scombussolata quando la loro bambina porta a casa un nuovo giocattolo creato con la spazzatura.

Woody, Buzz, Jessie e I loro amici sono ora di proprietà di Bonnie, un’adorabile bimba. Un giorno Woody, preoccupato per il primo giorno di elementari della bambina, decide di intrufolarsi nel suo zainetto per tenere sotto controllo la situazione. Bonnie non riesce a fare amicizia con i suoi compagni ma, in compenso, costruisce con della spazzatura Forky, che diventa subito il suo giocattolo preferito. Forky però non comprende cosa significa realmente esser il gioco di qualcuno, è convinto invece di essere solo spazzatura.

Bonnie decide di portare con sé tutti suoi giocattoli nel viaggio / vacanza in roulotte organizzato dai suoi genitori. Una sera Forky scappa ma, prontamente, Woody si appresta ad andarlo a cercare. Una volta ricongiunti, Woody e Forky si fermano in un negozio di antiquariato in quanto il cowboy è convinto che lì dimori la sua vecchia amica Bo Peep. Dentro il polveroso negozio, i due giocattoli incontrano Gabby Gabby, una bambolina con il riproduttore rotto, intenzionata a tutti i costi a prendere quello funzionante da Woody, per poter finalmente farsi notare dalla nipotina della proprietaria del negozio.

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Woody riesce a fuggire dalle grinfie della bambola ma lascia Forky nel negozio. Una volta raggiunto il Luna Park il cowboy incontra finalmente Bo Peep, oramai giocattolo smarrito, e, insieme a lei e ai suoi nuovi amici, decidono di ritornare al negozio.

Gabby Gabby e Woody stringono un patto: la cordicella del riproduzione per Forky; Woody accetta ma, una volta ricongiunto con i suoi amici, decide di restare al Luna Park con Bo Peep.

Recensione:

A distanza di ventiquattro anni dal primo capitolo, la Pixar ci regala il quarto film di una delle saghe più amate di sempre, sia dai grandi che dai più piccini.

Ciò che porta dopo tutto questo tempo a un seguito così vasto è sicuramente l’effetto malinconia, portato sul grande schermo non solo da quei personaggi storici che ci hanno visto crescere, ma da un forte senso di mancanza e lontananza dell’infanzia; e Toy Story in un certo senso è in grado di regalare, anche a chi l’infanzia l’ha già superata da un pezzo, una ritrovata innocenza e uno spontaneo stupore di fronte alle avventure di quei giocattoli che, tutto sommato, sono stati i protagonisti anche nelle nostre camerette.

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“Uno dei temi principali della saga è sempre stata la crescita, tanto fisica quanto emotiva. Questo percorso però non si è mai limitato solo un aspetto narrativo. Malgrado già il primo film si impose come un punto di riferimento per le tecnologie di animazione, Toy Story è sempre stato un lavoro in itinere, con l’obiettivo di regalare al suo piccolo mondo più realismo possibile; e questo quarto capitolo impara il più possibile dai precedenti e fa ancora di più: dalle texture ultra realistiche dalle quali riusciamo a scorrere perfino le fibre, fino all’incredibile capacità espressiva dei giocattoli.”

Sempre parlando di crescita (o addirittura di evoluzione) è notevole la caratterizzazione emancipata di Bo Peep (e delle sue pecorelle), radicalmente maturata, in adattamento al mondo crudele dei giochi abbandonati e costretti a sopravvivere a tantissimi bambini urlanti e con decisamente troppo zucchero in corpo.

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Abbandonata questa visione spaventosa di bambini iperattivi e analizzando la narrazione, è giusto notare che più che una “Toy Story” si tratti di una “Woody Story”, in quanto il film gira quasi totalmente intorno allo sceriffo cowboy e quasi per niente si concentra su suoi compagni di (dis)avventure, facendo sembrare la pellicola una sorta di spin off “Woody Story: alla ricerca di Forky”.

La narrazione risente delle dinamiche e delle battute della storica squadra di giocattoli, ma acquista invece un sottotono creepy, dato dai giocattoli vintage del negozio di antiquariato, regalandoci alcune citazioni di film horror cult come Rosemary’s baby (1968, Roman Polasky) e La Bambola assassina (1988, Tom Holland) e riferimenti agli amatissimi racconti Piccoli Brividi, che segnarono una generazione.

In conclusione Toy Story 4 non riesce a stupire a livello narrativo tanto quanto quello tecnico ma, in fin dei conti, si tratta di un’agrodolce favola moderna e come ogni favola ci lascia una bellissima morale: tutti dobbiamo crescere, e malgrado lasciarsi pezzi di noi stessi indietro faccia male, dobbiamo sempre guardare avanti e cercare il meglio in noi e, soprattutto, per noi.

Pro:

  • Aspetto tecnico/tecnologico.
  • Caratterizzazione di Bo Peep.
  • Apprezzabile anche per un pubblico adulto.

Contro:

  • Caratterizzazione nulla del resto dei giocattoli.
  • Aspetto narrativo inferiore rispetto al capitolo precedente.

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