Trainspotting



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Danny Boyle

Trainspotting

Scheda:

trainspotting_info

© Miramax

Titolo originale:

Trainspotting

Uscita Italia:

3 Ottobre 1996

Uscita USA:

9 Agosto 1996

Regia:

Danny Boyle

Sceneggiatura:

John Hodge

Genere:

Drammatico

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

Il film segue le avventure di Mark Renton, un giovane tossicodipendente e dei suoi amici, nella Scozia di fine millennio.

Mark Renton (Ewan McGregor) è un tossicodipendente, insieme ai suoi amici Sick Boy (Jonny Lee Miller) anch’esso eroinomane, Begbie (Robert Carlyle), Spud (Ewen Bremner) e Tommy (Kevin McKidd), cerca di dare un senso alla propria vita, tra eroina, furti e redenzioni.

Mark riesce a disintossicarsi e decide di andare a ballare con i suoi amici. In discoteca conosce una ragazza di nome Diane, con cui avrà un rapporto sessuale per poi scoprire essere minorenne.

La vita senza eroina sembra però noiosa e apatica, Mark e Sick Boy decidono così di rincominciare a bucarsi, seguiti da Tommy, che si inietta la sua prima dose con la speranza di combattere la depressione causata dalla rottura con la fidanzata.

Qualche giorno più tardi, Spud e Mark vengono sorpresi a rubare in un supermercato e devono quindi affrontare un processo, al fine del quale Spud viene condannato alla detenzione, mentre Mark accetta di sottoporsi a un programma di riabilitazione, evitando così il carcere.

Il tentativo di disintossicazione non porta al tentativo sperato e Mark, in piena crisi d’astinenza, si reca dal proprio spacciatore, la “madre superiore”, che gli fornisce una dose tale da mandarlo in overdose.

Scampato il pericolo, Renton viene richiuso nella sua stanza, dove la crisi arriva al punto di fargli avere terrificanti allucinazioni.

Una volta ripulitosi, Mark decide di trasferirsi a Londra per cercare di allontanarsi dall’ambiente tossico di Edimburgo, e per cercare un buon lavoro.

La tranquillità dura poco, in quanto Begbie, ricercato per rapina a mano armata, decide di trasferirsi dall’amico, seguito poco dopo da Sick Boy. Dopo la convivenza forzata, i tre amici fanno ritorno in Scozia, per partecipare al funerale di Tommy, deceduto a causa della toxoplasmosi, presa dalle feci del suo gatto.

Di ritorno a Londra, Sick Boy propone un affare ai suoi amici: comprare due chili di eroina a quattromila sterline per rivederla a ventimila. Dopo aver concluso l’affare, i quattro amici decidono di festeggiare.

La notte stessa Mark capisce che deve cambiare vita, e l’unico modo per farlo, è lasciandosi i suoi amici alle spalle. Decide così di prendere la borsa con i soldi e scappare, per incominciare la vita che aveva sempre sostenuto di odiare.

Recensione:

Tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, Trainspotting è il secondo lungometraggio dell’oggi veterano Danny Boyle (The Beach, 2000; The Millionaire, 2008).

La poca esperienza di Boyle, unita al suo spiccato talento, regala un perfetto esempio di regia barocca che ricorda tanto Quentin Tarantino (Pulp Fiction, 1994; Kill Bill: volume 1, 2003) nei suoi primi lavori.

“Ancora ben lontano dal perfezionare la sua impronta artistica, la regia acerba e caotica di Boyle funziona molto nelle scene più iconiche come il monologo iniziale, la rissa del bar e la scena dell’overdose di Renton, melodiosamente accompagnata da Perfect Day di Lou Reed, ma un po’ meno nelle scene di mera narrazione, che diventano di conseguenza dimenticabili.”

Stesso discorso si potrebbe applicare alla fotografia che raggiunge il suo apice nelle scene sopra citate, ma che sfuma nell’accademico durante il resto della pellicola.

La sceneggiatura, a opera di John Hodge, storico collaboratore di Boyle, si lavora molto su lunghi dialoghi (e monologhi) incentrati su un aspetto molto filosofico e idealista, che si contrappone invece all’impronta regista non lineare, ironica e spigliata.

«Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?» Il monologo interiore di Renton, nella scena d’apertura in cui lui e i suoi amici corrono e fuggono veloci per le strade di Edimburgo, può al meglio rappresentare questa forte contrapposizione tra una dinamica visiva e una profondità quasi presuntuosa delle battute.

Le scelte dei protagonisti vengono rappresentate senza anteporre un giudizio o una condanna, aggiungendo un certo realismo ai loro stati d’animo. L’eroina, la droga in generale, quelli che Baudelaire definiva “paradisi artificiali”, ricoprono un ruolo importante nel film, ma comunque non essenziale. Fatta eccezione per Tommy, l’uso di eroina non incide eccessivamente nelle azioni dei protagonisti, al punto che sia Renton che Sick Boy riescono a disintossicarsi più volte durante il film. È dunque opportuno pensare a Trainspotting non a un film sulla droga, ma piuttosto a un film con della droga. I protagonisti indiscussi rimangono quindi questi ragazzi, persi nella loro grande città; portati sul grande schermo da un ottimo cast, che regala delle performance iconiche, che rimarranno ancora a lungo impressi nella memoria. I personaggi rappresentano anche il punto più alto della sceneggiatura: la caratterizzazione è ottima, cruda, realista e grottesca.

Dagli Underworld al pluricitato Iggy Pop, passando per Lou Reed, le musiche usate in Trainspotting risultano fortemente evocative e rappresentano appieno quella generazione, oramai lontana, degli anni ‘80\’90, testimone di un’epoca di cambiamenti, e in particolare nel film, una generazione che tenta di opporsi a quel perbenismo artificiale nato durante il governo Thatcher.

Il contesto sociale è molto importante per comprendere appieno l’idea dietro al film, una denuncia, una sbirciata a una generazione sputata e alienata, che cerca in ogni modo di scappare da qualsiasi convenzione che grava su di loro. Ma il protagonista di questa storia, Renton, non ne esce vincitore dalla lotta contro la società, ne esce abbattuto e sconfitto, perché malgrado sorrida con il bottino, corre via lontano per cercare quella vita “normale” che tanto disprezzava.

Pro:

  • Alcune scene cult dove la regia tocca picchi altissimi.
  • Buona fotografia.
  • Ottimo cast.

Contro:

  • Durante la narrazione la regia perde di stile.
  • Sceneggiatura con alti e bassi.

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