V per Vendetta

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James McTeigue

V per Vendetta

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

V for Vendetta

Uscita Italia:

17 Marzo 2006

Uscita USA:

17 Marzo 2006

Regia:

James McTeigue

Sceneggiatura:

Larry Wachowski, Andy Wachowski

Genere:

Azione, Drammatico, Thriller

VOTO: ★7.5

Cast:

Trama:

Nel prossimo futuro un misterioso uomo mascherato semina il panico e si oppone, tramite congiure ed inganni, al regime totalitario del proprio paese.

In un futuro prossimo, nel 2019, il Regno Unito, sconvolto da guerre intestine, è dominato con il terrore dal partito del Norsefire, guidato dal consigliere Adam Sutler (John Hurt). Questi, diventato Alto Cancelliere, instaura un regime repressivo e dittatoriale con l’aiuto del volto mediatico Lewis Prothero (Roger Allam) e del capo di polizia segreta Peter Creedy (Tim Pigott-Smith), che trama di sostituirsi a Sutler.

Membri di punta del Norsfire sono anche il critico Eric Finch (Stephen Rea) e il giornalista Dascombe (Ben Miles). Il loro punto di ferro mantiene l’ordine sociale con violenza, al prezzo delle libertà individuali.

Unico elemento critico verso il regime, il misterioso V (Hugo Weaving), anarchico che, mutato al seguito di esperimenti nel campo di concentramento da cui è evaso, veste la maschera del celebre Guy Fawkes (personaggio storico che nel 1605 ordì la Congiura delle polveri, atta a fare esplodere il parlamento inglese). Il 4 novembre di quell’anno, V salva da un tentato stupro ad opera della polizia Hevey Hammond (Natalie Portman), giovane orfana e oppositrice del governo in carica.

“L’uomo mascherato rivela alla ragazza che l’indomani, il 5 novembre, avrebbe causato delle esplosioni a Londra sotto le note dell’Overture 1812 di Tchaikovsky:”

nell’attentato rimane coinvolta proprio la ragazza, che viene portata da V nel suo rifugio nella cosiddetta Galleria delle ombre.

V continua a perpetrare una lunga serie di delitti e Finch si mette sulle sue tracce. V si vendica di chi gli aveva causato la prigionia nel campo di concentramento: fra i quali, Prothero. Tutti omicidi condotti grazie all’aiuto di Evey, la quale però si sottrae al controllo di V e si rifugia presso l’amico e conduttore televisivo Gordon Dietrich (Stephen Fry). Questi viene tuttavia viene catturato, assieme a Evey, dalla polizia in quanto omosessuale e oppositore del regime. Evey stessa viene torturata perché riveli informazioni su V. Liberata senza preavviso, scopre che il torturatore è V in persona, che l’ha voluta allenare a non temere più il dolore e la morte. Gordon, invece, è stato letteralmente giustiziato da Creedy. Per il 5 novembre 2020 è previsto l’atto finale dell’operazione di V: scagliare un treno pieno di esplosivi contro il parlamento e farlo esplodere. Ricattando Creedy, lo coinvolge nell’assassinio di Sutler e poi lo uccide a sua volta. V rimane però gravemente ferito negli scontri e rivela a Evey di essersi innamorato di lei: la ragazza ne rinchiude il cadavere nel treno esplosivo e porta a termine le sue volontà, mentre fuori dal parlamento in fiamme i cittadini, indossando le maschere di Guy Fawkes, inneggiano alla ritrovata libertà.

Recensione:

Il nome di Alan Moore, anarchico autore dello storica graphic novel Watchmen (1987), nel 2019 è tornato agli onori della cronaca in quanto proprio il suo cupo, spiazzante e innovativo The killing joke (1988) ha funto da spunto iniziale per Joker di Todd Philips. Un film, quest’ultimo, uscito dal mero ambito cinematografico e diventato simbolo di rivolte in tutto il mondo: dal Sud America alla Francia dei gilet jaunes, la maschera indossata da Joaquin Phoenix si è vista più volte comparire fra i fumogeni dei cortei e i fuochi delle sommosse. Non è però la prima volta che a una creatura di Moore capita di diventare icona di un malcontento più o meno esplicito verso il sistema tardo-capitalistico (che si manifesti sotto la sua variante neo-liberista o sotto quella esplicitamente totalitaria): stessa è stata la sorte del volto di Guy Fawkes/V, immediatamente successiva all’uscita di V per Vendetta. Film, quest’ultimo, per contenuti e modalità narrative, nato per essere un istant-cult pervasivo e intenzionato a intercettare malesseri pervasivi. Tutto ciò, grazie a una riuscita commistione, figurativa e tematica, di distopia, riferimenti filosofici e politici e cultura pop.

Essenziale quindi, per la buona riuscita del film, il rispetto del soggetto di Moore e David Lloyde: che, lungi dall’essere un semplice autore di saghe supereroistiche, ha portato l’arte del fumetto anglofono a livelli mai raggiunti in precedenza, aprendosi alla complessità dei personaggi e al pastiche postmoderno in salsa dark. A livello di sceneggiatura, a cura di Lala e Lilly Wachowski (Matrix, 1999; Cloud Atlas, 2012), vengono mantenuti i riferimenti a William Shakespeare, alla distopia classica di George Orwell e alla Storia moderna britannica. In più, la scelta di concentrarsi adeguatamente sui trascorsi e la psicologia dei vari personaggi, sacrificando quelle scene d’azione che avrebbero dato frutto a un cinecomic come tanti, rende il film più che godibile e giustamente apprezzato anche da chi non conosce l’opera di partenza.

“Interessante infine, per quanto volutamente teatrale, l’operazione linguistica compiuta specialmente sui dialoghi del protagonista mascherato: si veda a tal proposito il celebre monologo in scioglilingua labiovelare di presentazione.”

Risulta invece più manierista la regia di James McTeigue (The raven, 2012; Survivor, 2015): se l’atmosfera steampunk, complici i bei costumi di Sammy Sheldon e le scenografie gotiche e assieme futuriste di Owen Paterson, viene mantenuta e nobilitata, le scene d’azione risultano forse eccessivamente barocche e remano contro l’idea autoriale di fondo.

La fotografia, a propria volta, riesce ad essere rispettosa dell’originale grafico. Adrian Biddle (La mummia, 1999; Che pasticcio, Bridget Jones!, 2004) sa rendere l’atmosfera decadente e metallica di Londra notturna e dà il proprio meglio nell’iconica scena dell’esplosione finale. A tal proposito, risulta fondamentale anche la scelta musicale del premio Oscar Dario Marianelli (I fratelli Grimm e l’incantevole strega, 2008; Pinocchio, 2019), anche compositore della colonna sonora originale: oltre all’overture di Tchaikovsky, ormai inscindibilmente legata nell’immaginario comune al film, e alla V sinfonia di Beethoven, si segnala l’utilizzo, come base per le tracce originali, di pezzi rock di chiara forza e venatura politica (i Rolling Stones, su tutti). Le interpretazioni, infine, sono più che adeguate: oltre a una buona performance di Portman, Weaving riesce a dare voce, virtuosismo e corpo a una delle maschere più note del cinema recente. Che, se sopravvivrà al tempo o rimarrà un caso dei primi anni 2000, è solo da vedere: resta indubbio, in ogni caso, che V per Vendetta è stato uno degli esempi più rappresentativi, e noti al pubblico, di quella distopia mainstream fiorita negli ultimi decenni e che ha dato adito, oltre a pessime imitazioni, anche prodotti di qualità e spessore.

Pro:

  • Sceneggiatura sulla scia autoriale, colta e analitica dell’originale di Alan Moore.
  • Ottima resa visiva e di interpretazione.
  • Colonna sonora varia, iconica è capace di coniugare stili e significati.

Contro:

  • Regia a tratti, nelle scene d’azione, troppo artefatta e poco in linea con le intenzioni originali di scrittura

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